Rischio Radon Veneto

Con Deliberazione della Giunta Regionale n. 464 del 02 maggio 2025, la Regione Veneto ha approvato il documento “Radon Indoor – Prima individuazione delle aree prioritarie in Veneto” che individua le aree nelle quali la concentrazione media annua di radon in aria è superiore al livello di riferimento in un numero significativo di edifici, ai sensi dell’art. 11, comma 3 del D.Lgs. 31 luglio 2020, n. 101. L’obiettivo è proteggere la salute della popolazione, riducendo l’esposizione a lungo termine a un agente cancerogeno che, pur essendo invisibile e inodore, può rappresentare un serio pericolo. L’Allegato B è l’elenco dei 21 Comuni veneti identificati come “aree prioritarie”, ossia aree in cui almeno il 15% degli edifici supera i 300 Bq/m³ di concentrazione di radon ai sensi dell’art. 11, comma 3 del D.Lgs. 101/2020. Questi Comuni si trovano in aree già note per livelli elevati di radon (come già indicato nella DGR...

Con Deliberazione della Giunta Regionale n. 464 del 02 maggio 2025, la Regione Veneto ha approvato il documento “Radon Indoor – Prima individuazione delle aree prioritarie in Veneto” che individua le aree nelle quali la concentrazione media annua di radon in aria è superiore al livello di riferimento in un numero significativo di edifici, ai sensi dell’art. 11, comma 3 del D.Lgs. 31 luglio 2020, n. 101. L’obiettivo è proteggere la salute della popolazione, riducendo l’esposizione a lungo termine a un agente cancerogeno che, pur essendo invisibile e inodore, può rappresentare un serio pericolo. L’Allegato B è l’elenco dei 21 Comuni veneti identificati come “aree prioritarie”, ossia aree in cui almeno il 15% degli edifici supera i 300 Bq/m³ di concentrazione di radon ai sensi dell’art. 11, comma 3 del D.Lgs. 101/2020. Questi Comuni si trovano in aree già note per livelli elevati di radon (come già indicato nella DGR n. 79/2002) e sono quindi soggetti a obblighi specifici di monitoraggio e prevenzione del radon indoor. Una volta individuate queste aree – nel caso del Veneto si tratta di 21 Comuni – scattano obblighi specifici sia per i cittadini che per i datori di lavoro. In particolare, è necessario verificare la concentrazione di radon negli ambienti chiusi, attraverso misurazioni effettuate con strumenti adeguati. Il valore di riferimento da non superare, secondo la normativa vigente, è di 300 Bq/m³ per le abitazioni già esistenti e per i luoghi di lavoro. Per le abitazioni costruite a partire dal 1° gennaio 2025, il limite è più stringente: 200 Bq/m³.
Nel caso in cui le misurazioni superino questi limiti, è obbligatorio adottare interventi correttivi o misure di mitigazione, che possono consistere in soluzioni tecniche come l’aumento della ventilazione, l’isolamento del piano terra dal suolo o l’installazione di sistemi di aspirazione del gas.

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